L’Arena, 15 aprile 2016 «Pieno di stima e suo servitore, Giacomo Leopardi»

La catalogazione condotta da Franco Corsini produce frutti e il docente Corrado Viola spiega: “Fu corrispondenza alla pari tra due letterati”.

Katia Ferraro

 

Lettere da Giacomo Leopardi

Due lettere autografe di Giacomo Leopardi affiorano dall’archivio di villa Mosconi-Negri di Sandrà, frazione di Castelnuovo del Garda. Sono datate 1831 e indirizzate a Giacomo Mosconi, uomo di grande cultura che Leopardi aveva conosciuto l’anno precedente. Il ritrovamento delle lettere era atteso, ma non dato per scontato: atteso perché le missive di risposta scritte da Giacomo Mosconi a Leopardi sono note da anni, conservate alla Biblioteca nazionale di Napoli e trascritte nel 1998 nell’Epistolario di Leopardi edito da Bollati Boringhieri; non scontato perché non sempre gli archivi familiari del passato arrivano integri ai nostri giorni. La scoperta si deve all’intensa opera di catalogazione documentale che Franco Corsini, appassionato di storia locale ed esperto archivista, sta portando avanti da quasi due anni per volontà di Maria Vittoria Negri, discendente della famiglia Mosconi. A lei si deve l’idea di rendere pubblico l’archivio, donando pagine di storia e documenti inediti agli abitanti di Sandrà, di Castelnuovo e del territorio veronese.

Il primo a scrivere è Giacomo Leopardi, il 26 maggio 1831 per chiedere a Mosconi un favore. “E’ interessato agli autografi di letterati veronesi illustri come Pindemonte, Torelli e Maffei e chiede a Mosconi se gliene può procurare alcuni” spiega Corrado Viola, docente di letteratura italiana all’Università di Verona e direttore del Cres, Centro di ricerca sugli epistolari del Settecento, coinvolto nel progetto di scoperta dell’archivio sia come esperto in materia che come residente a Sandrà.

Il poeta di Recanati non è però interessato agli autografi per sé, sebbene li collezioni: fa da mediatore per una terza persona, una donna. Il professor Viola non vuole svelare molto altro del contenuto delle lettere, in vista di un articolo di approfondimento che sta elaborando per il “Giornale storico della letteratura italiana”, la più antica e una delle più autorevoli riviste di italianistica esistenti. Giacomo Mosconi risponde poche settimane dopo (la lettera è contenuta nell’Epistolario) promettendo di cercare quanto richiesto attraverso le sue conoscenze nel mondo letterario e nobiliare veronese.

Questa coppia di missive è seguita da un’altra: il 5 ottobre 1831 è di nuovo Mosconi a scrivere a Leopardi, spiegando di non aver trovato quanto richiesto. Il poeta risponde solo il 29 dicembre 1831 (è la seconda lettera trovata nell’archivio) scusandosi per il ritardo dovuto a disguidi postali, dal momento che nel frattempo si era spostato a Roma.

Mosconi e Leopardi si erano conosciuti un anno prima, durante il primo viaggio lungo l’Italia, compiuto da Mosconi, allora ventiquattrenne e già promettente letterato. Il giovane ne dà conto in una lettera indirizzata alla madre Clarina, data 20 settembre 1830, raccontandole di essere stato ospite  “del celebre scrittore Leopardi quanta accoglienza mi fece”.

Attraverso il Cres il professor Viola sta curando la pubblicazione di due volumi che raccolgono le lettere di Giacomo Mosconi scritte durante il viaggio in Europa del 1842 e i due viaggi in Italia (a quello del 1830 ne segue un altro nel 1838. “Giacomo Mosconi era un letterato a tutti gli effetti e godeva della considerazione di letterati di primo piano”, sottolinea Viola.

“Scrisse varie cose, tra cui il volumetto ‘Ricordi di un viaggio pittorico ai laghi di Garda, di Loppio e di Ledro’, testo piacevolissimo, oltre a tre novelle e un romanzo storico rimasto inedito”.

Mosconi era anche traduttore di opere inglesi per l’editore Stella di Milano e collaborava con alcuni giornali tra cui il “Ricoglitore” di Milano. Le lettere di Leopardi, come altre scritte da letterati veronesi e non (tra cui Pindemonte, Betteloni e Monti) e indirizzate alla famiglia Mosconi, sono state portate al sicuro in un caveau a Milano, in attesa di digitalizzare l’archivio e renderlo fruibile a tutti.

Le lettere finora catalogate sono circa cinquemila, ma ne rimangono centinaia da esaminare. Non sono escluse altre piacevoli sorprese.

(L’Arena 15 Aprile 2016)

Archivio prezioso
E intorno a quelle “carte”
nascerà un’associazione

C’è fermento culturale attorno alla ‘scoperta’ dell’archivio di villa Mosconi-Negri di Sandrà: nell’aprile dello scorso anno si era tenuto un convegno sul tema a Castelnuovo, patrocinato dal Comune, seguito a fine agosto dall’allestimento di una mostra a Sandrà con riproduzioni di alcune lettere.

Nei mesi successivi sono state organizzate attività di ricerca e studio con gli alunni della scuola media e ora si sta concretizzando l’idea di far nascere un’associazione culturale per la tutela di questo patrimonio. L’associazione si chiamerà “Saletto”, altro nome con cui è conosciuta villa Mosconi, oggi Mosconi-Negri.

“Saletto”, ovvero “luogo dei salici”, è l’antico toponimo della località in cui sorge la villa di origini cinquecentesche.

“L’associazione si occuperà di gestire e valorizzare l’archivio, curare la pubblicazione di libri oltre a svolgere attività di approfondimento assieme alle scuole del territorio, ad enti locali e centri studi come il “Cres”, spiega Maria Vittoria Negri, discendente della famiglia Mosconi (Giacomo Mosconi, destinatario delle due lettere di Leopardi, era il nonno di sua nonna).

“Tengo in particolare alle attività nelle scuole”, prosegue la signora Negri, per anni insegnante di lettere a Milano, “ma anche a restituire al paese una fetta del suo passato”. E’ orgogliosa del ritrovamento delle lettere di Leopardi e ancora più soddisfatta per i ritratti dei suoi antenati che emergono dalle loro corrispondenze. Ritratti, sottolinea, “di persone colte e perbene”. Le lettere dell’archivio sono state scritte nella prima metà dell’Ottocento, nell’arco temporale che va dagli anni della restaurazione fino alle prime guerre d’indipendenza.

Katia Ferraro

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