Lettere dal Risorgimento – 10

Siamo alla decima lettera tratta dal libro edito in collaborazione con il Comune di Castelnuovo del Garda.

Bortolo Sparavieri, amico di Giacomo Mosconi, gli scrive da Lugano e gli racconta le sue avventure: dopo essere uscito dalle prigioni austriache di Salisburgo dove era rinchiuso con Giovanni Scopoli (zio di Giacomo) , si è recato a Milano, a Crema e infine si è rifugiato in Svizzera.

Trascrizione

Il veronese Bortolo Sparavieri imprigionato dagli austriaci con Pietro Emilei, Giovanni Scopoli (zio del destinatario della lettera) ed altri della Deputazione cittadina il 24 aprile 1848 , una volta liberato dalle prigioni di Salisburgo scrive all’amico Giacomo Mosconi. Lo Sparavieri tornato libero a Milano sta vagando per la Lombardia nel mezzo della bufera del 1848. Alla fine ripara in Svizzera e da Lugano scrive un’accorata lettera che riesce a giungere in Verona.

Lettera di Bortolo Sparavieri da Lugano a Giacomo Mosconi

Lugano 6 agosto 1848

Dimmi il vero, cosa hai pensato del tuo vecchio amico che mai non risponde alla cordialissima tua lettera … Quando la tua lettera era in viaggio per la Germania io ero in viaggio per l’Italia. Sai fu respinta a Milano ed io era intanto a Crema e quando mi giunse là ero obbligato per una reumatica a letto ….

Ti ringrazio assai della parte che tu ed i tuoi sempre avete preso alla nostra sventura. Voi eravate fra quelli che nostra cognata particolarmente ci nominavano. Vorrei che la gentilissima tua Cristina (moglie di Giacomo Mosconi) fosse assicurata dell’interesse che tutti noi ed io specialmente ho sentito per la disgrazia da cui fu afflitta e che deve averla colpita come un fulmine. Noi lo abbiamo saputo quasi subito a Salisburgo da un impiegato di Cremona (?) che si fermò a cena ove eravamo qui per proseguire il suo viaggio a Vienna e sentendoci veronesi ci disse subito se avessimo relazione colla famiglia raccontandoci la disgrazia del povero conte. E con averci fra noi poi (…) ed amici noi ci siamo data parola di nulla scrivere fino a che la nuova non vi fosse pervenuta. Mi consola che però la sua salute non ne abbia sofferto e che si dia coraggio e si governi. Immagino anche la tua angustia specialmente per il momento in cui eravate colla povera Manzini che dovette pianger pressappoco per la medesima perdita, si faranno in qualche modo consolare. Tuo zio (Scopoli), i Biasi e Guerra, sono sempre a Monaco e buon per loro di non essersi mossi di là. Le cugine, colle famiglie loro, giunsero a Salisburgo poche ore dopo che noi eravamo partiti e perciò non le vidi. Ma da Carlino Scopoli a Milano seppi che erano in buona salute. Per il vero dispiacere del dividermi dal conte Scopoli, per cui mi si accrebbe intensamente e stima ed affezione nel tempo che sì bene in armonia abbiamo passato insieme, ieri scrissi di qui a Guerra.

Ora giacché sei sì cordiale con me alcune cose ti dirò anche dei fatti miei e prego assicurarvi a mia cognata a cui non vi sia grave fare una visita per me che non è infamia che noi siamo in Svizzera prima di farlo sapere. E’ questo un semplice dubbio mio, ma la prudenza non è mai troppa.

Noi siamo venuti a Milano fino dal 7 dello scorso mese, né ritornammo a Verona perché molti ci scrivevano imprudente partito il farlo. Passato qualche tempo presso la sorella a Crema, era nostra idea rimanervi fino a che le circostanze fossero a noi più propizie poi venne pure l’ammalarmi presso di lei. Quando ci siamo persuasi che il rimanervi più oltre sarebbe stato imprudente e per noi e per lei, tornammo a Milano per aver un passaporto e partir tosto. Ma tale fu la difficoltà di poterlo avere che ci convenne attenderlo qualche giorno ed io malvolentieri mi trovava spettatore dell’agitazione di Milano (rioccupata dagli austriaci il 6 agosto).

Qui siamo una quantità incredibile di profughi veneti e lombardi perché l’emigrazione fu ed è veramente spaventosa e da lacerare il cuore, soprattutto di donne e bambini di ogni classe condizione ed età. La Sanseverino Domenica, Laura Moggi(?) coi bambini e marito da Crema ove il martedì mattina si trovavano gli austriaci. Dovevamo trovarci qui, ma ancora la stiamo cercando. Qualcuno mi assicura sia a Varese. Giacomo mio? Basta provare per persuadersi quanto sia duro il giacere dell’esilio, specialmente quando convenga dividersi in quattro fratelli (Sparavieri) che sono una intera famiglia ed uno lamenta una moglie e quattro bambini da cui è diviso da tre mesi e mezzo. La circostanza fu una sventura non comune. Se vedete Giulia rassicuratela che stiamo bene e Carlo (fratello di Bortolo e marito di Giulia) continua a sopportare la lontananza della famiglia con cristiana rassegnazione e filosofia ammirabile, spero però che presto potremo riabbracciarci almeno tranquilli se non contenti (…) barbaro(?) avvenimento e mi paria esser beato, se pensi, calzar il limitar della mia casa da cui fui con tanta violenza strappato. Perdona allo sfogo che l’animo mio ha sentito il bisogno di fare in seno all’amicizia…

T’abbraccio l’aff. tuo Bortolo Sparavieri

ARCHIVIO MOSCONI-NEGRI n°520

Scansioni originali

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