Lettere dal Risorgimento – 11

Ecco una nuova lettera tratta dal libro a cura di Franco Corsini e Corrado Viola.

E’ agosto del 1848 e Giacomo Mosconi si reca a Sandrà a controllare i danni dei saccheggi nella villa. La sua lettera alla moglie Cristina Albertoni, rimasta a Verona, le descrive la situazione.

Trascrizione

Dopo la battaglia di Custoza, persa dagli italiani per l’insipienza degli alti comandi, si infittiscono i saccheggi. Giacomo Mosconi si reca da Verona a Sandrà per sincerarsi dei danni recati dal saccheggio nella villa di sua proprietà in località Saletto.

Lettera di Giacomo Mosconi alla moglie Cristina Albertoni in Verona

Verona 8 agosto 1848

Cara Cristina

Alle 7 e ¾ ieri giunsi qui felicemente. La campagna dalla porta di S.Zeno fino quasi al Bosco è in uno stato di desolazione veramente affliggente. Qui pel contrario appare un aspetto delizioso. Il nostro brolo è verdissimo e le piante quest’anno sono d’una vigorosa vegetazione. I danni nelle mobiglie sono di non grave importanza, ad eccezione di due armadi e d’un tavolo il resto si può abbastanza bene accomodare. Ciò che veramente ributta è l’indescrivibile sporcizia di quelli che hanno abitato questa nostra casa. La mia stanza sembrava un porcile che non fosse da mesi ripurgato. Permettimi che ti dica che tuo fratello avrebbe almeno dovuto risparmiare le pareti e non servirsene per accendere i solfanelli. Nella stanza di mia madre i saccheggiatori non seppero aprire le ribalze della toilette, per cui debb’esservi intatto ciò che v’era riposto. Così pure rimase chiuso un cassetto d’un armadio ove ricoverarvi una coperta di seta verde, una copertina a maglia e due sottane con fondo ricamato. Trovo inutile spedire le mobiglie in costà e invece sarà meglio condur qui un falegname da rimesso e così con più comodo al nostro arrivo faremo eseguire tutte queste riparazioni.

Ciò che ora più importa si è di far mondare i pavimenti e perciò spedisco un uomo a prendere libbre 5 olio da terrazzi. Allo stesso ordinerai che sieno consegnate libbre due di carne di manzo e due libbre pesche. Ti prego poi che dieno allo stesso da cenare, che vada tosto a dormire e che parta dimani assai per tempo per esser qui presto.

Colombarolo sta meglio. Non ho ancora veduto i Palazzieri : il paese va ripopolandosi. Ho dormito deliziosamente nella mia stanza ove ho una temperatura assai diversa da quella di città.

Si fila la seta con tre fornelli e questa occupazione mi diverte.

Non darmi notizie politiche, ma scrivimi una riga che mi confermi le vostre buone notizie. Abbraccia il nostro tesoretto e saluta mia madre se essa è visibile.

Apparecchiati mia cara Cristina a non trovare la casa in ordine, ma ad adoperarti tu stessa a riporvela. Questo è il meglio che si può fare, cioè riparare i danni e rassegnarsi alle traversie. Chi si lamenta e sta colle mani alla cinta non mostra né virtù né saviezza.

A Peschiera s’odono scambiare alcuni colpi di cannone e nulla più.

I nostri fiori sono stati un po’ danneggiati, ma con qualche governo rinvigoriranno. L’uva va maturando e fra pochi dì vi sarà da saggiarsene. In somma Cristina mia veggo che spacciate le vostre faccende potremo aver qui un soggiorno fresco, tranquillo, abbastanza comodo e memore di una vita lontana da tanti argomenti d’afflizione.

I miei dolori non mi hanno visitato: ah mille volte cara l’aria della campagna! Quanto porta alla ricreazione che troverà qui il nostro Guelmo (Guglielmo il figlioletto) mi sento per lui consolare. Addio donnetta mia, amami e credimi il tuo Giacomo

Mandami un po’ di fulminanti cioè solfanelli.

P.S. Spediscimi mezza libbra di burro e dì a Gaetano di mandarmi quel tabacco mescolato che mi comperò ieri. Mercoledì ci rivedremo. Buondì ti abbraccio

Archivio Mosconi- Negri n° 5761

Scansioni originali

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