Lettere dal Risorgimento – 18

Ultima lettera tratta dal libro edito dall’Associazione Culturale Saletto, che raccoglie una piccola parte delle lettere conservate nell’archivio.

Francesco Annoni, patriota milanese, scrive al caro amico Giacomo Mosconi, e gli racconta della propria situazione come condannato a morte in seguito alle cinque giornate di Milano.

Trascrizione

Francesco Annoni, milanese e amico fraterno di Giacomo Mosconi, dall’esilio riesce a mettersi in contatto con lui tramite lettera consegnata a persone di fiducia. E’ l’occasione per confessare le sue pene di condannato a morte per gli episodi delle 5 giornate di Milano essendo ufficiale della milizia cittadina. Egli comunque parteciperà in seguito alle guerre per l’Indipendenza d’Italia nelle fila dell’esercito sardo e riuscirà a vedere l’Italia unita.

Lettera di Francesco Annoni a Giacomo Mosconi (in Verona)

Torino 12 aprile 1850

Caro amico

Io sono ben grato all’Ing. Marcello che ti sia stato occasione e pretesto per farti rompere un lungo silenzio e ricordarti di un tuo antico amico, quanto però all’occasione sua qual corriere posso bensì dire che fu occasione rara, ma se dicessi celere direi il falso. Infatti fu solo verso la seconda metà dello scorso marzo che l’ingegnere trattenuto in casa da una indisposizione pensò valersi d’altro veronese che con piacere imparai a conoscere in quell’incontro, certo Pietro Poletti che tu conoscerai probabilmente, pensò di inviarmi il tuo scritto in data 23 novembre scorso anno 1849. Tutto questo lungo esordio serva a provarti ch’io non fui quanto forse sembrar potrebbe a prima giunta trascurato, anzi ti dico vero che già mi tardavo d’aver lasciato passare un mese e che subito t’avrei dato mie nuove se non fossi stato alquanto indisposto nei giorni scorsi. Sapeva che Gioletta aveva qualche volta l’onore di teco corrispondere e ben ne era contento perché per tal mezzo io pure ebbi tue notizie sempre gradite, ma in questi tristissimi tempi desideratissime poiché dopo il terribile cataclisma del ’48 che ancora copre le terre di burrascose acque,quando ritrovo un amico che non abbia cambiato né moralmente, né fisicamente il suo modo di essere mi sembra ritrovare un salvato dalle onde. Sapevo quindi che tu e la tua amabile compagna eravate bene di salute e che ve ne stavate in campagna per così meno soffrire delle comuni sventure. Nella tua lettera mi parlavi però di doverti traslocare in città e certo il soggiorno di Verona, sotto le presenti condizioni, non può molto averti gradito ed il ritorno della primavera col ricondurti alla tua bella villa ti sarà riuscito doppiamente desiderato. Ben dici, amico mio, che alle necessità non si può opporre che la rassegnazione, infatti l’essermi visto con mia sorpresa e dirò anche senza mio merito, fra le persone più bersaglio alle persecuzioni mi risparmiò l’imbarazzo della scelta, mostrandomi che ormai per me non spirava più aria respirabile neppur sotto il cielo ove nacqui. Invero non me lo aspettava, né sapevo che sì gran pena potessero meritare li peccati di desiderio, dico di desiderio poiché se sinceramente desideravo che il mio Paese non soggiacesse all’eccidio di una rioccupazione ebbi però sempre cura e me ne feci un vanto e sacro dovere di non allontanarmi nelle mie opere dalla stretta via tracciata dal dovere militare e da quello di cittadino. Se avessi voluto pregare, umiliarmi, confessare quello che non è eccetera… io son certo che avrei potuto accomodare al par di tant’altri assai più compromessi di me, ma piuttosto tutto soffrire mi voglio, che disdire quanto feci in tutta legalità quanto credetti dover fare e tutto mi potrà accadere anziché da me stesso sottoscrivere alla mia infamia.

…(seguono le istruzioni per vendere la sua casa in Verona)… Il dirti che mi reputerei felicissimo se qualche occasione ti riconducesse in Torino ora ch’io mi trovo stabilito penso sarebbe un pleonasmo poiché tu sarai, spero, persuaso che mai io non sarò per dimenticare un caro amico dei miei primi anni, col quale mi trovaisì lungamente assieme e quel che è più sempre con un nuovo piacere e soddisfazione. Se mai questa bella occasione si verificasse ricordati di farmi il regalo di scendere da me fossi io ancora alla casa d’affitto e molto meglio poi se mi trovassi nei miei nuovi possessi. Mi rallegro assai teco che la tua compagna ti abbia fatto lieto di due bei maschietti, possano (loro) vivere in tempi più fortunati dei nostri!

Frattanto la felicità può esservi, questa non sarà certo che nel seno d’una amata famiglia e nella compagnia di buoni amici. Quanto sarei contento di poter qualche volta battere alla tua porta cercandovi ospitalità e godendo di veder te e li tuoi, ma questo non può essere, sicché pregherò te di far le mie veci presso le tue signore madre e consorte facendo gradir loro mille rispettosi saluti in mio nome. Se qualcuno dei nostri comuni amici ancor mi ricorda sia sì buono di salutarlo ben di cuore, assicurandolo che la ricordanza del tempo passato a Verona resterà per me sempre una delle più gradite memorie ed un punto lucente nella caliginosa mia vita il cui orizzonte è più che pece nero.

Addio ti lascio perché per una prima lettera già temo d’esser stato troppo indiscreto. Ti prego solo a credermi come sempre tuo affezionatissimo e obbligato amico

F.A.

E della società per l’erezione dei bagni di Caldiero che ne accadde? Quando (la) fu immaginata certo non si prevedevano tanti sconvolgimenti.

Archivio Mosconi-Negri N°5874

Scansioni originali

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