Viaggio a Firenze, 1830 – 9

Firenze, 10 settembre 1830 (venerdì)

Cara Mamma,

È proprio per non lasciar passare una sola occasione, senza darvi mie nuove, che oggi pure vi scrivo. Come vi dissi nell’ultima mia, sono stato un giorno in riguardo, per riposarmi dal viaggio, che mi aveva lasciata molta stanchezza e ciò lo attribuisco alla debolezza della mia salute; ora però mi trovo contento di aver usata questa precauzione, tanto più che il tempo fu piovoso, com’è tuttora. 

Ho buon appetito, sono di buon umore e, in tutto e per tutto, non mi sento che ancora un po’ fiacco. 

Domani, o dopo domani, comincio il mio giro regolare per vedere le belle cose e le rarità.

Ho ricevuta la vostra lettera del 4 e mi fu carissima. Se voi provate qualche dispiacere per la mia lontananza, credetemi che pure io ne sento la mia parte e questa è forse la sola cosa, che scema un poco in me il diletto del viaggiare. Non sono che 160 miglia che ci dividono, ma chi ha una famiglia che ama, o poco o molto, sente, quando le è lontano, quanto gli sia necessaria. 

La lettera di [?] mi è cara e ne farò uso domani, come pure farò di tutte le altre, che ho aspettato di presentare dopo essermi riposato, per non avere incomodi di visite. 

Domani andrò, sopra quattro ruote, a presentarmi al Ministro Austriaco, il quale fu assente di qui alcuni giorni. 

Mercoledì (giorno di festa), dopo pranzo, fui al Corso alla Santissima Annunziata, ove vidi molti bei equipaggi. L’infinità di Inglesi che è qui fa stordire. Per darvene una prova, vi dirò che tutte le insegne di bottega sono scritte in italiano e inglese, ad eccezione di alcune che sono in francese. 

Ho veduti molti equipaggi e cavalli inglesi e vi è, convien confessarlo, gran lusso, però il Corso di Milano sarà sempre una gran cosa.

Questa sera, se non fa molto freddo, andrò con Pieri a una società molto stimata presso una certa signora Carlotta Lenzoni ove convengono molte distinte persone, tra cui Giovanni Battista Niccolini, Pietro Giordani, Melchiorre Missirini e altri1.

Pieri mi fa un mondo di cortesie; egli è lo stesso, in tutto e per tutto, quello di sei anni fa. 

Ho veduto qui il fratello del mio compagno di viaggio (cioè Carlo Ottolini Porto), il quale piace generalmente in Firenze: è un buffo caricato, in parole, fatti e vestito. Il mio spiritoso compagno, l’altro ieri sera alla Pergola, fece ridere più d’uno, tirando fuori di tasca un bamboccio e presentandolo alla figlia di una signora, che egli non conosceva, credendo però di far una cosa di sale. 

I miei progetti, sul resto del mio viaggio, non posso farli definitivamente. 

Andrò a Pisa e a Livorno, ma non so, per ora, quando sarà; ora parliamo della vostra salute, mi fece sommo dispiacere di udire esser stata un po’ disturbata. Benedette queste flussioni ai denti, sono una gran pena! Ora però tengo per certo che stiate bene e mi immagino che vi disporrete ad andarvene a finire il settembre alla Gazzera2, ove io pure, quando che sia, verrò ad abbracciarvi e a parlarvi di un mondo di cose. 

Un bacio alla Bettina, (la nipotina, di 5 anni), a cui raccomando di star buona, e uno a Teresina, che voglio di buon umore. 

Fatemi il piacere di scrivere a Bennassù Montanari tante cose da parte mia e dategli il compito di presentare i miei doveri alla ottima famiglia Pompei, a cui non scrivo per risparmio di troppe lettere. Dite a Bennassù che Pieri è in collera con lui, perché, giunto a Bologna, non gli scrisse di là nemmeno due righe. 

Tanti saluti ai Persicoe, prima di tutti, agli zii ed ai cugini. Che ne è di Gaetano Pinali?4 Ditemi quanto è piaciuto il discorso di Tognetto5. A proposito, vi dirò che l’esposizione di Verona l’ho veduta, proprio pochi minuti prima della mia partenza, e combinai con voi perfettamente nella mia opinione. A buon vederci, a un’altra mia lettera, e vi parlerò io di quadri! 

Addio, mia buona mamma, salutatemi il mio Paul e voi amate il vostro

affettuosissimo Giacomo

P.S. Conviene che voi pur abbiate scritte delle gran belle cose di me a Pieri, perché egli, per la mia umiltà, non me le volle dire! Il poveretto mi fa proprio da buon papà. 

Addio, addio un altro abbraccio.

Il mio albergo non è, come vi dissi, sulla via de’ Legnaiuoli, ma su piazza Santa Trìnita, mi ero sbagliato6.

Il Corso

«In tutte le città d’Italia c’è il Corso, che è una specie di parata della buona societàal quale tutti si presentano a cavallo o in carrozza. Il Corso a Milano si svolge fra Porta Venezia e Porta Nuova. Nella maggior parte delle città italiane il Corso si svolge nella strada principale. Nessuno manca mai…» (Stendhal, Roma, Napoli, Firenze)

Per i lettori curiosi

Inizialmente i teatri consistevano in un’unica grande sala, solo successivamente si sono aggiunti i palchi, caratteristica dei “teatri all’italiana”: il Teatro della Pergola è stato uno dei primi ad averli.

Un’altra caratteristica, da noi dimenticata, era la possibilità di adibire la platea a sala da ballo.

Il teatro La Pergola aveva una sala per le feste dal 1801, ma nel 1826, durante i lavori di ammodernamento del teatro, fu costruito un macchinario per creare un piano unico con il palcoscenico e avere un altro ampio spazio.

Il teatro, all’epoca, era anche un luogo di riunione e di conversazione, nei palchi spesso si cenava e si giocava a carte. In alcuni teatri la platea era inclinata, per favorire la visuale degli spettatori, e il macchinario serviva a riportarla in piano.

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  • Note
  • 1- informazioni dettagliate nelle prossime lettere.
  • 2- località sulle colline sopra Verona: il suo nome deriva da “Gazara”, accademia di conversazione, o meglio «società di belli spiriti e di signori di nostra patria… per coltivamento di un’erudita e dilettosa socievolezza» (Carli, Istoria di Verona)
  • 3- Giovan Battista da Persico (1777-1845) era amico intimo della famiglia Mosconi, che ospitò spesso nella sua villa di Affi presso il monte Moscal. Nel 1818 divenne podestà di Verona. Fu apprezzato autore di Descrizione di Verona e della sua Provincia (1820), più volte ristampata.
  • 4- Gaetano Pinali (1759-1846) si interessò con passione della salvaguardia del patrimonio architettonico di Verona. Ha 71 anni.
  • 5- Antonio Pompei (1799-1885) era membro dell’Accademia di pittura e scultura di Verona. Ha 31 anni. (Giacomo Mosconi allude a un discorso tenuto da Antonio Pompei per l’esposizione delle belle arti di Verona, quella Giacomo che ha vista prima di partire)
  • 6- L’Albergo del Pellicano era sull’angolo tra via larga de’ Legnaiuoli e piazza Santa Trìnita.

Archivio Mosconi (a cura di Franco Corsini)

Bibliografia

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