Il passaporto del regno Lombardo-Veneto di Giacomo Mosconi
Ad una settimana dalla strage successa a Castelnuovo la gente scappata dal paese di Sandrà stenta a ritornare.
Lettera del castaldo Michelangelo Turazzini al conte Giacomo Mosconi (in Verona)
Sandra’, 19 aprile 1848 ore 6 me (mercoledì)
Nobilissimo Signore,
In questo momento ricevei da Bondioli la pregiatissima di lei in data d’oggi. In primo luogo sento con sommo piacere dell’ottima salute che loro godono; così è di noi, meno la Margherita, che da un mese è a letto con una infiammazione di gola, la quale è venuta a suppurazione mediante l’arte chirurgica.
La semente dei bachi1 è in buonissimo stato, il farla o l’averla fatta nascere sarebbe stata cosa imprudente dal momento che non si contano niente più di 90 persone in Sandrà, per intero non si anovera qui che la mia famiglia, addio Deputazione, addio Clero sino dal 12, meno don Segattini2.
Addio in pari tempo impianti, non posso contare che sull’impianto di circa 130 gelsi, gli altri fossi resteranno aperti a nuova stagione.
Cominciano oggi a discendere e persone e animali, i quali si erano rifugiati sotto alle falde di Monte Baldo.
Per ora conservo quasi tutti i generi, meno i consumati e quei pochi che mi furono requisiti, i quali per ora ci fanno poca impressione, così fossi placata l’ira di Dio.
Mando a mezzo di Bondioli quattro mazzi asparasi. Mandai due volte, ma furono respinti (con una desolazione orribile).
Domani cominciamo a seminare il sorgo e a fare altre arature necessarie che tanto ne abbiamo bisogno. Colgo questa occasione per baciarle la mano e ricordarmi alla Padrona. Di lei servo T.
P.S. La campagna ci si presenta con buon aspetto, così potessimo sperare sul resto!
AMS N° 1178
Note
- Le uova del baco da seta pesate in once (33 grammi) e deposte dalla crisalide uscita dal bozzolo. Si schiudono dalla fine di aprile ai primi di maggio, quando le foglie del gelso (morar in dialetto) si sono formate sull’albero: le larve si cibano solo di queste foglie. Attraverso quattro mute le larve si ingrossano e poi salgono al bosco (frasche secche) per costruire il bozzolo (la galeta veneta) composto di fili di seta che saranno svolti con la trattura. ↩︎
- Don Girolamo Segattini, che era stato curato della pieve dal 1824 al 1828 e aveva parenti in paese. ↩︎