Viaggio a Firenze, 1830 – 1

Avevamo, come mezzo di trasporto, le diligenze; bel mezzo, che s’ebbe l’ammirazione dei nostri padri e la nostra, quand’eravamo giovani. Quando noi salivamo in una diligenza, e che potevamo dirci: se un acciaio non si rompe, se la strada non è inondata o guasta, se la vettura non s’affonda, se i ladri non ci spogliano, se non ci rovesciamo, se giungendo alle stazioni postali troviamo pronti i cavalli, di cui avevamo bisogno, ci parevano adatti i nomi imposti a quelle diligenze, a quei velociferi…

«Gazzetta della Provincia di Lodi e Crema» 16 giugno 1855

Mantova, 1 settembre 1830 (mercoledì)

Cara mamma,
il mio viaggio sino a qui è stato ottimo. (45-50 km)

Mantova

Per fortuna mi sono imbattuto in Bernardino Angelini1 che avea pure lui preso un posto in diligenza, per cui ebbi il piacere di passarmi tutto il giorno in sua compagnia. Eravi pure in diligenza un cremonese di una tal pachea2, che non mi ricordo di averne veduto uno compagno; e facea il quarto un giovinetto veronese, pieno di vivacità, il quale cominciò di bel subito a darmi un trattato di economia viaggiatoria, che io ne stupii, e molto più ponendo mente all’età che facea vista di contare.

Che ne direste voi se io, dopo averlo molto udito parlare di Modena, Bologna, Firenze, vi dicessi che egli non avea mai messo il piede fuori di Verona? Ben più poi me ne avvidi, allorché fummo al momento di pagare il nostro conto all’albergo. Nel più bello giunsi a scoprire che era il fratello di quel Carlo Ottolini3, nipote di Matteo Porto4, il quale è, come cantante, da lungo tempo dimorante in Firenze e costui se ne andava a vivere con lui.

Dopo tante ciarle e tanti spropositi, detti da quest’ultimo, pensai bene di offrirgli se meco avesse voluto proseguire il viaggio, il che accettò, e domattina partiremo alla volta di Modena e io da pupillo, che mi credea, son fatto mentore, o buono o cattivo non so, ma certamente con suo e mio vantaggio, quanto all’oggetto della spesa5.

Ho cercato di Carlino Guidi di Bagno6, ma non potei vederlo perché era occupato con non so quale forestiera.

Il sonno mi chiama a letto, perché domattina allo spuntare del giorno (quindi alle 5,30) debbo partire. Addio.

Diligenza del Gottardo

Diligenza francese 1830

pianta della diligenza

Il viaggio

Il viaggio per “poste” venne reso possibile dai cavalli di posta da cambio ed è esistito fino all’avvento della ferrovia.

Un viaggio in diligenza veniva misurato in “poste”, cioè le soste durante il viaggio, per far riposare i viaggiatori e cambiare i cavalli. Era un modo per indicare le miglia percorse e per stabilire il prezzo del biglietto della diligenza.

In quasi tutti gli Stati italiani una “posta” corrispondeva mediamente a 8 miglia (14-15 km), ma la distanza considerata poteva variare, perché dipendeva dal tipo di strada, pianeggiante o in salita, e dalla qualità della strada stessa. In molti casi sarebbe più corretto parlare di ore di viaggio e non di distanza.

Il prezzo del biglietto dipendeva dal numero di tappe e dal numero dei cavalli: per esempio, nei tratti montuosi, poteva essere necessario aggiungere un cavallo.

Le diligenze potevano essere di diverse dimensioni, da molto grandi a quelle con posti per 4-5 persone con i loro bagagli. Nel 1827 nel Lombardo-Veneto entrarono in funzione i “velociferi”, veicoli leggeri per servizi rapidi, che non consentivano il trasporto di bagagli pesanti (tipo bauli). 

Quanto ai tempi, l’amministrazione austriaca imponeva di raggiungere la posta successiva in un’ora e mezza, includendo anche il tempo di carico dei passeggeri e dei bagagli. Eventuali ritardi venivano multati. Una diligenza viaggiava a una velocità media di 11-12 km/h.

Il mondo non è cambiato e anche allora i conducenti si lamentavano dei ritardi causati dal troppo traffico, soprattutto uscendo dalle città.

Spesso le diligenze viaggiavano in carovana, quando i viaggiatori erano molti, soprattutto sulle tratte molto frequentate.

La distanza tra Verona e Mantova era considerata di “poste” 3, con soste a Villafranca e a Roverbella.

Nel 1829 il prezzo del biglietto della diligenza da Verona e Mantova era di 4, 60 lire austriache, nel 1831 era sceso a 4 lire austriache, pari a 3,5 franchi francesi, abituale valuta di riferimento. La diligenza partiva alle 10 del mattino il mercoledì e il sabato. (Interprete Veronese ossia Guida per l’anno 1831, pp. 130-131). Nel 1844 il costo del viaggio era di 3 lire austriache. Nel 1851 venne inaugurata la strada ferrata Verona-Mantova.

Per i lettori curiosi

Le prime strade con cambio di cavalli e stazioni di posta, sorvegliate da guarnigioni (per la sicurezza e la manutenzione), risalgono agli imperatori persiani (VI secolo a.C.). I loro corrieri potevano percorrere 160 km al giorno, con cambio di cavallo ogni 25 km.

I Romani furono i più grandi costruttori di strade della storia: ancora oggi noi seguiamo il tracciato delle loro strade, come la via Emilia, la via Appia, la via Aurelia ecc.

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  • Note
  • 1- Bernardino Angelini (1778-1844), naturalista, nel 1827 fonda il Museo dell’Accademia di Agricoltura, Arti e Commercio di Verona. Ha 52 anni.
  • 2- pachea: termine veneto per indicare calma piatta; flemma.
  • 3- Carlo Ottolini Porto, basso profondo.
  • 4- Matteo Porto, celebre cantante veronese.
  • 5- 1 posta, viaggiando da soli, costava più di 9 lire austriache. Per esempio, il viaggio Verona-Mantova, da soli e con carrozza a nolo, sarebbe costato circa 24 franchi francesi invece di 3,5 franchi. La spesa maggiore era per i cavalli.
  • 6- Carlo Guidi di Bagno (1776-1845), amico di famiglia. Ha 54 anni.

Bibliografia

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