Viaggio a Firenze, 1830 – 22

Firenze, 21 settembre (martedì) san Matteo Apostolo

Il Conte di Bombelles è stato a Firenze per quattro ore e io colsi quel momento per presentarmi. Fu gentilissimo, mi disse che era dolente di non fermarsi a Firenze per vedermi più a lungo. Mi domandò molte cose intorno al Barone Delegato1 e mi commise per lui i più distinti complimenti. 

Mi invitò ad approfittare del suo palco alla Pergola, mi parlò del suo traslocamento a [?] e mi licenziai da lui, facendo conoscenza con un certo [?], persona garbata colla quale poi mi rividi in più luoghi. Fui pure dalla Aldobrandini2, che fa l’amore disperatamente con il figlio di Leopoldo Cicognara.  È una venerella gentile e amabile per progetto.  

La Targioni fu davvero più che cortese, mi fece avere un biglietto per vedere il giardino Torrigiani e uno per la Villa Demidoff, dove andrò oggi se non piove. 

Ora vado a Messa, perché oggi 21 è giorno di mezza festa3, con obbligo del divino ufficio.

Dopo la Messa sono stato a dare una occhiata all’esposizione delle Belle Arti e di questo vi parlerò nell’altra mia lettera, ora veniamo a noi. 

Tutta questa settimana sto di piè fermo in Firenze, il giorno preciso della mia partenza per Pisa lo saprete, quando avrò prese meglio le mie misure ed informazioni. 

A Livorno e a Lucca voglio andarvi certo, sul ritorno poi non mi determinerò che al momento della partenza di qui. Voi riceverete questa lettera venerdì, pressappoco, e io ve ne scriverò un’altra al momento che lascerò Firenze, indicandovi la direzione che dovrete dare alle vostre lettere.

Sto bene e mi diverto al solito. Il vitto e l’alloggio mi costano pressappoco un francescone4. Non faccio spese di sorta e così potrò meglio prolungare il mio viaggio. 

Ora ricevo la vostra lettera del 17 settembre e mi è lusinghiera per varie ragioni. 

Dite a Teresina, che le risponderò allorché abbia ricevuta una sua, che mi aspetto a ogni momento. Le lettere valgono molto, ma ho piacere di spendere questi denari perché li risparmio dal teatro ove non mi diverto; vedete che c’è un vantaggio nel cambio! Addio, addio, mille volte vi abbraccio tutti e sono 

Il Vostro Giacomo

P.S.

Sono stato dal celebre scrittore Leopardi e poveretto lo trovai in uno stato veramente infelice di salute. Quanta accoglienza mi fece! 

Melchiorre Missirini5, per il quale mi aveva data una lettera Teresa Vordoni6 è in campagna. Gliel’ho spedita e egli mi diresse un suo foglio assai gentile, a cui risponderò domani.

Ho creduto di mettere ad opera questo piccolo spazio che avanza per dirvi tutti i fatti miei e abbracciarvi di nuovo.

Gli incontri

Ludwig Philipp von Bombelles (1780-1843) fu ambasciatore per l’Austria a Lucca, Firenze e Modena dal 1821 al 1830. All’epoca ha 50 anni. Nel 1831 gli subentrò Franz Joseph Saurau (1760-1832), che era stato governatore della Lombardia dal 1816 al 1818. Anche i suoi fratelli furono figure importanti nell’impero austriaco: suo fratello Charles René de Bombelles (1784-1856) fu il terzo marito (morganatico) di Maria Luigia, vedova di Napoleone, duchessa di Parma e Piacenza; il fratello minore, Henrich Franz von Bombelles (1789-1850), ambasciatore a Lisbona e a Torino, fu anche precettore di Francesco Giuseppe (1830-1916), il futuro imperatore austriaco.

Francesco Cicognara (17 novembre 1795-?), pittore dilettante, fu l’unico figlio di Leopoldo Cicognara. All’epoca ha 35 anni. Leopoldo Cicognara (1767-1834) fu storico dell’arte e presidente dell’Accademia delle belle arti di Venezia.

Fanny Targioni Tozzetti (1801-1889) ebbe un celebre salotto. Fu l’ispiratrice del ciclo di Aspasia di Leopardi. Ha 29 anni.

Giacomo Leopardi

Giacomo Mosconi si presentò a Giacomo Leopardi con una lettera di raccomandazione di Carlo Pepoli:

«Caro Amico, … il conte Mosconi di Verona viene a Firenze e, desideroso di crescere nei buoni studi cui si diede sì fruttuosamente, vuole conoscere te di persona come ti onora di fama…». (5 settembre 1830, Carlo Pepoli a Giacomo Leopardi)

Questo incontro ebbe un seguito: nel maggio 1831, Giacomo Leopardi scrisse a Giacomo Mosconi e ci fu un breve scambio epistolare.

Le frasi più interessanti riguardano la pubblicazione dei “Canti“ di Leopardi nel 1831.

Giacomo Mosconi a Leopardi: «… Non ho ancora veduto pubblicata quella raccolta di sue poesie, che mi ricordo lo scorso anno ella si proponeva di fare. Spero ch’ella non ne vorrà defraudare la letteratura italiana».

La risposta di Giacomo Leopardi: «… I miei versi, poiché ha la bontà di domandarmene, sono pubblicati in Toscana già da alcuni mesi, ma vietatane dal governo l’entrata nel Regno Lombardo Veneto, come già delle altre edizioni».

La censura del Lombardo-Veneto proibiva la lettura di A Silvia, L’infinito, Il sabato del villaggio, La quiete dopo la tempesta, per citare solo alcune delle più celebri …

Gazzetta di Firenze, 17 maggio 1831, p. 4.

I Canti di Leopardi e la censura del Lombardo-Veneto

«Poche sono le edizioni di poetici componimenti, che meno di questa dieno campo a risolvere sul loro destino. Il primo Canto intitolato “all’Italia” più chiaramente della luce meridiana dà a conoscere da quale sregolato entusiasmo sia agitato l’autore…. Anche nel Canto II … signoreggia lo stesso genio rivoltoso…In questi giorni di moral febbre, sono in ferma sentenza che abbiansi questi canti a proscriversi colla più severa delle censure, col Damnatur».(Pietro Pianton7, foglio di censura n. 1672/108, 17 giugno 1831)

  • admittitur: le opere si potevano vendere e recensire sulle gazzette.
  • transeat: si potevano vendere ma non esporre nei negozi o annunciarle sui giornali.
  • erga schedam: le opere potevano essere rilasciate solo in seguito ad un permesso speciale dell’autorità a singoli individui, poiché le “cose censurabili prevalgono alle utili”.
  • damnatur: proibizione assoluta riservata alle opere che tendevano a sovvertire lo stato, la religione e la morale.

Matteo de Mojana legge A Silvia di Giacomo Leopardi

Per i lettori curiosi

Come si fotografa un manoscritto (a cura del dott. Gioele Marozzi)

La lettera viene posata su un panno nero di lana cotta, così che i bordi del foglio ed eventuali particolarità possano risaltare “a contrasto”. Successivamente vengono collocate due scale millimetriche, per dare le dimensioni esatte in larghezza e lunghezza, e una tavoletta colorchecker, per definire il colore sia della carta che dell’inchiostro. In queste condizioni viene scattata la prima fotografia, successivamente si fotografano tutte le pagine (anche quelle bianche). Se un manoscritto presenta lacerazioni o fori, sotto la carta rovinata viene collocato un panno di stoffa color panna, per schermare il contenuto del foglio successivo.

Foto del dott. Gioele Marozzi per il progetto Biblioteca Digitale Leopardiana

Siti di libera consultazione

Vai alle lettere di Giacomo Leopardi e Giacomo Mosconi

Note

  • 1- barone delegato: Paul von Lederer fu delegato provinciale a Verona dal 1816 al 1834.
  • 2- non identificata con certezza.
  • 3- 21 settembre: San Matteo Apostolo.
  • 4- 1 francescone = mezzo zecchino = 10 paoli = 5,6 franchi.
  • 5- Melchiorre Missirini (1773-1849), letterato e biografo. Ha 57 anni.
  • 6- Teresa Albarelli Vordoni (1788–1868), poetessa e salonnière veronese. Ha 52 anni.
  • 7- L’abate Pietro Pianton fu revisore dei libri e stampe, cioè censore, a Venezia dal 1815 al 1848. È una figura molto discussa, anche per la sua attività di informatore di polizia (A. Bernardello, Venezia nel Regno Lombardo-Veneto, un caso atipico)

Giacomo Leopardi: i testi e la censura

Archivio Mosconi (a cura di Franco Corsini)

Bibliografia

Ringraziamenti

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