Viaggio a Firenze, 1830 – 6

Pietramala, 6 settembre 1830 (lunedì)

Cara mamma,

Meglio sarà che vi scriva due parole sul mio viaggio1(50 Km)

Un nobile signore di Lucca, giovane a quanto potei sapere molto ricco, un negoziante di quadri con un bambino e il mio compagno era la carovana, di cui io facea parte. Una carrozza grandissima, tratta da tre buoni muli, ci condusse a Pietramala, come si era previsto, due ore prima il tramontare del sole. (quindi alle 16,30) 

«Le cime numerose degli Appennini presentano l’immagine singolare di un oceano di montagne in fuga in ondate successive». (Stendhal, Roma Napoli e Firenze)


Sapete che a Loiano ho trovato il famoso Livizzani, intagliatore in carta, come governatore di quel paese? 

Egli restò tutto meravigliato nel vedermi, mi parlò, mi chiese di voi e, tutto quel tempo che mi fermai in quel paese, mi tenne cortesemente compagnia. Egli, dacché non lo vedemmo, si era ammogliato, ha avuti due ragazzini, uno dei quali ho veduto io stesso e mi piacque assai, e ora il poveretto è vedovo e afflittissimo.

Come ricorda il suo soggiorno in Verona! Come è riconoscente per le attenzioni usategli! Continua a lavorare e mi pare che sia migliorato ancor di più.

Giunto a Pietramala, pranzai e con i compagni di viaggio siamo andati a vedere il vulcanello, che per me fu oggetto di somma meraviglia.

Un ammasso di terra, smossa e accumulata, lascia, per lo spazio di circa 15 piedi quadrati, uscire, in varie parti, delle fiamme dell’altezza di circa due piedi; tratto tratto si arrampicano e strisciano dei bagliori di luce azzurrina, che serpeggiano qua e là, con stupore di chi li vede.

Il curioso è che, chi tentasse (come noi facemmo) di rimuovere la terra con una mazza, la fiamma si smorza ripullulando altrove, ma, stuzzicando la terra, ove prima era la fiamma, con un pezzo di carta accesa, questa tosto si ridesta di nuovo, come farebbe se fosse imbevuta di spirito di vino (alcol). 

Il terreno è caldo e, fiutandolo, esala un odore, che rassomiglia molto all’olio di sasso2.

I chimici ed i naturalisti vi fecero, per ordine del Granduca, molte ricerche ed esperimenti, ma tutto andò a vuoto e nelle viscere della terra giace sepolto questo meraviglioso fenomeno.

Quella sera, tornato all’alloggio, trovai esser giunti molti forestieri, fra cui Inglesi e Francesi in gran copia.

La dogana toscana fu non meno cortese delle altre e con 2 paoli (circa 1 franco francese) non ebbi alcun impiccio.

Il Fuoco del Legno di Pietramala

«Una passeggiata di dieci minuti ci ha condotto a un buco pieno di piccole pietre dal quale esala un gas che brucia quasi senza tregua; abbiamo gettato sulle pietre una bottiglia d’acqua; subito il fuoco ha raddoppiato di vigore, la qual cosa mi ha valso una spiegazione di un’ora che, se l’avessi ascoltata, avrebbe trasformato una bella montagna in un laboratorio di chimica. 

Alla fine il mio studioso s’è azzittito e io ho potuto iniziare una conversazione con i contadini riuniti intorno al focolare di questa locanda di montagna… sotto l’immenso camino della locanda di Pietramala» (Stendhal, Roma Napoli Firenze)

Il viaggio e gli incontri

Giacomo Mosconi percorre quella che si chiamava via Bolognese, una delle più frequentate di tutta Italia, l’attuale strada della Futa (km 107). Senza contare le soste, il viaggio Bologna-Firenze era di 15-16 ore.

Il viaggio da Bologna al confine era di poste 4, con sosta a Pianoro, Loiano e Filigare. Pietramala era a 5 km da Filigare.

«Ci si imbatte in compagnie assai piacevoli nelle vetture a nolo da Bologna a Firenze; ci vogliono due giorni per fare il tragitto (20 franchi)». (Stendhal, Passeggiate romane)

Ercole Livizzani

Il bolognese Ercole Livizzani (1795-1874) era uno straordinario artista, che eseguiva bellissimi disegni applicando una carta, ritagliata con le forbici, su un foglio di colore contrastante.

Era stato a Verona nel 1822, in occasione del Congresso di Verona, e aveva suscitato una grandissima ammirazione, (perfino lo zar Alessandro I gli chiese un saggio, che poi compensò con un gioiello). Nel corso degli anni i suoi particolarissimi lavori vennero apprezzati da personaggi illustri come papa Gregorio XVI e lo scultore Antonio Canova.

Alla prima Esposizione Universale, quella di Londra, nel 1851, Bologna inviò, insieme ad altri oggetti, un saggio di papirografia di Livizzani.

Ercole Livizzani: il disegno è applicato su carta blu (cm. 14×9,5)

Per i lettori curiosi

I “Fuochi” di Pietramala erano dovuti a giacimenti di gas naturale e furono da sempre oggetto di curiosità e di studi. Anche Alessandro Volta ne fece oggetto di ricerca. Nella zona i fuochi erano tre: il Fuoco di Legno, l’Acqua buona e il Fuoco del Peglio. Sono scomparsi a seguito dell’estrazione del metano.

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  • Note
  • 1- «Il vetturino parte la mattina alle 5, si ferma da mezzogiorno alle 3 e fa in modo di arrivare al tramonto». (Stendhal, Piccola guida per il viaggio in Italia – 1828)
  • 2- «un grato odore di Petrolio, o sia olio di Sasso» (G. Targioni Tozzetti, Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana).

Bibliografia

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