Viaggio a Firenze, 1830 – 5

Bologna, 5 settembre 1830 (domenica)

La Certosa è una cosa bella assai, se parliamo dei monumenti che contiene, però, quanto all’architettura del tempio, vi dirò sinceramente che non mi ha fatto molto più meraviglia di altre chiese. 

Il Cimitero è zeppo di lavori in marmo e stucco di due artisti bolognesi, Giacomo De Maria e Alessandro Franceschi, che mi paiono insigni. 

Vi sono degli antichi sarcofaghi, i quali mi piacquero ancor più dei moderni. Il tutto assieme, parlando del materiale del Cimitero e dei Chiostri, si vede un convento ridotto, con tutta l’arte possibile, a quest’uso, però (umilmente parlando) come cimitero preferisco quello di Brescia e mi pare che anche il nostro sarà più sontuoso. 

Il tempo burrascoso mi ha lasciato vedere appena alla sfuggita la chiesa di San Luca, da cui sono disceso con un vento orribile. 

La Pinacoteca Comunale meriterebbe un lungo pezzo di tempo per essere veduta come va, ma io potei fermarmi una sola ora e mezzo. Dei quadri di cui è fornita non ve ne parlo per brevità e perché avrò di che occuparmi di pittura a Firenze. 

Chi direbbe, che un meschino preticciuolo, qual è Mezzofanti, sia quell’uomo insigne, meraviglia di tutta l’Europa! L’ho veduto e gli ho anche parlato per qualche minuto.

A proposito, non vi ho scritto, nella mia prima lettera, che mi toccò di godere l’eclissi lunare1 appunto passeggiando sulle mura di Modena2; sappiate che, in quel momento, ho pensato che, tanto voi quanto io, avevamo rivolti gli sguardi a uno stesso punto, sebbene a qualche miglio di distanza. 

Questa sera, prima di chiudere la lettera, vi parlerò del conte Pepoli, che ancora non ho veduto, per quanto mi sia affaccendato di trovarlo. 

Ieri ho veduto Gioachino Rossini  che partiva alla volta di Parigi. 

Fui al Teatro Corso3 ad assistere a una buona commedia rappresentata dalla Compagnia Modenaquesta sera però, dopo esser stato un poco alla Montagnola e al caffè della Barchetta5, andrò a letto, perché domani alle quattro parto per Firenze. 

Ho impegnato il primo posto in una carrozza di Pollastri6  per qualcosa di meno di 3 francesconi (circa 16 franchi francesi) e potrò, quando vorrò, montare in cabriolet7

«Oggidì il viaggiare in diligenza è un vecchiume… Chi non aveva quattrini per pagarsi i cavalli di posta, viaggiava coi vetturini del Pollastri, il quale empiva in quel tempo l’Europa del suo nome e dei suoi muli». (Massimo d’Azeglio, I miei ricordi)

La prima sera ci fermeremo a Pietramala, perché voglio vedere il vulcanello8 e il giorno appresso alle 5 saremo a Firenze. Vado a pranzo. 

Il conte Pepoli9 è un gentilissimo e garbato Cavaliere: egli mi si profferse Cicerone, ma troppo tardi.

Fui alla Montagnola10 e mi divertii, vi ho però trovate pochissime carrozze, sebbene fosse festa.

Ringraziate Bennassù Montanari11 per la lettera favoritami e io mi riservo di farlo per iscritto. 

Sto bene, addio, vi abbraccio e me ne vado a letto, dando un bacio a Teresina, a Bettina e a Paul.

Il Vostro Giacomo

P.S. Salutatemi Negrisoli12.

Gli incontri

Giuseppe Mezzofanti

Giuseppe Mezzofanti (1774-1849) fu uno straordinario poliglotta. Tutte le personalità, che passavano da Bologna, lo volevano incontrare.

«Mezzofanti, un mostro in materia di lingue, il Briareo di certe parti del linguaggio, un Poliglotta ambulante e altro ancora, che avrebbe dovuto vivere al tempo della Torre di Babele, come interprete universale. È una vera meraviglia, e anche senza pretese.

 L’ho messo alla prova con tutte le lingue di cui sapevo un’imprecazione o un’invocazione agli dei (contro postiglioni, battellieri, marinai, piloti, gondolieri, mulattieri, cammellieri, vetturini, mastri di posta, cavalli di posta, stazioni di posta, qualsiasi parola seguita da “posta” ) e perbacco! Mi ha stupito, perfino nel mio inglese….».(Lord George G. Byron)

Gioachino Rossini

Giacomo Mosconi incontra Gioachino Rossini in un momento importante nella vita del compositore. Rossini si stava recando a Parigi per discutere del suo contratto: dopo la rivoluzione di Luglio, il nuovo governo francese aveva annullato gli accordi con il musicista.

Il contratto, dopo anni di discussioni legali, venne riconosciuto valido.

Non si può abbandonare Rossini senza ascoltare qualche suo brano : Rossini150 ♫

Per i lettori curiosi

La Certosa era originariamente un convento, che fu soppresso nel 1796.

Quando Giacomo Mosconi lo visita, il cimitero ha meno di trent’anni. Le tombe antiche hanno una storia intrigante: i bolognesi hanno trasferito le tombe di famiglia alla Certosa.

Nel 1802, un bolognese, Francesco Tognetti, scrisse un librino ironico e divertente su questo fatto insolito:

«Ti assicuro, caro amico, che i vivi in questo paese sono buoni. Ma i morti, oh i morti, non ti meravigliare, sono un po’ cattivelli, e tanto che fanno mutar costume anche ai vivi così buoni. Nel corso di questa quaresima sono usciti dai loro tumuli per inquietare i viventi. Verranno forse per implorare pietà? Oibò. Cercano altra tomba, mi si risponde. Perché? Domando. Oh quante risposte…» (Francesco Tognetti, Lettere sul Grande cimitero di Bologna)

Gustavo Modena (1803-1861), attore famoso, e Carlo Pepoli (1796-1881) scrittore e uomo politico, avranno un ruolo importante nei moti bolognesi del febbraio 1831. Entrambi furono costretti all’esilio. Carlo Pepoli, dopo un periodo di detenzione, fu esule in Francia.

La nave su cui si trovava Carlo Pepoli venne fermata dalle navi austriache, al cui comando era l’ammiraglio Francesco Bandiera, il padre dei fratelli Bandiera, Attilio ed Emilio, protagonisti e martiri del Risorgimento Italiano. (Furono fucilati nel 1844)

In archivio Mosconi c’è una lettera di Clarina Mosconi al figlio Giacomo, in cui parla della morte dei fratelli Bandiera; scrive: « Il contrammiraglio volea uccidersi per disperazione».

Per illustrare l’atmosfera del tempo, basta un fatterello: Giacomo Mosconi dice di aver assistito a una commedia, recitata dalla compagnia Modena. Due giorni prima Gustavo Modena era stato multato per aver «ripetuto un discorso» durante la recita della tragedia Francesca da Rimini di Silvio Pellico, suscitando grande emozione nel pubblico (V. Besia, Il Tricolore alla ribalta)

Fu proibita la replica della tragedia e andò in scena una commedia, quella di cui scrive Giacomo Mosconi.

Siti di libera consultazione

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  • Note 
  • 1- «alle ore 9,30 della sera cominciava, l’eclisse….Un’ora dopo il disco intero della piena luna era occupato dall’ombra, che divenne vieppiù densa fino alle ore 11…» (Giuseppe Bianchi, Sopra l’eclisse totale della luna accaduto la notte 2 settembre 1830).
  • 2- le mura di Modena erano un abituale luogo di passeggio. Vengono demolite alla fine dell’Ottocento
  • 3- Teatro Corso: il teatro venne distrutto in un bombardamento nel 1944 e non fu ricostruito.
  • 4- Compagnia Modena: compagnia teatrale in cui recitava Gustavo Modena, grande attore e grande patriota.
  • 5- celebre caffè in via Farini.
  • 6- «Ci vogliono due giorni per fare il tragitto (20 franchi)… A Firenze bisogna trattare direttamente con Menchioni o Pollastri, che hanno un gran numero di vetture sulle tratte di Roma e Bologna.» (Stendhal, Passeggiate romane)
  • Vedi anche: ”Delle lettere di padre Cesari dell’Oratorio“, (molto dubbioso sui muli).
  • 7- parte anteriore della carrozza.
  • 8- Fuochi di Pietramala o terreni ardenti, detti anche vulcani di fango.
  • 9- Carlo Pepoli, nell’occasione, darà a Giacomo Mosconi una lettera di presentazione per Leopardi e una per Pietro Giordani e gli regalerà una raccolta di sue poesie.
  • 10- Giardino di Bologna. Vi si faceva il Corso delle carrozze. «Non tralasciare la passeggiata alla moda, in inverno lungo i portici fuori porta Saragozza, d’estate alla Montagnola» (Stendhal, Piccola guida per il viaggio in Italia).
  • 11- Benassù Montanari (1789-1867), letterato veronese, amico di famiglia. Ha 41 anni.
  • 12- Francesco Negrisoli, collaboratore della famiglia Mosconi.
  • AMS. lettera n. 34, Clarina Mosconi al figlio Giacomo.
  • AMS. Benassù Montanari (1789-1867) 12 lettere dal 1820 al 1836.
  • AMS. Francesco Negrisoli 4 lettere dal 1831 al 1843.
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